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LO STUDIO DELL’ARTISTA

Questo progetto nasce dalla necessità di poter esprimere le inquietudini in un periodo in cui il tempo sembra essersi cristallizzato. In questo tempo abbiamo costruito dei perimetri emotivi e anche fisici. Non possiamo più avere esperienza del mondo esterno come prima e ci stiamo allontanando ancora di più dalla natura. Nei momenti di sconforto, durante i giorni di quarantena, avevo la possibilità di evadere dai confini di casa grazie ai paesaggi di Luigi Frappi appesi alle pareti della sala. Come un taglio di Fontana, vedevo attraverso quel quadro le distese di verde delle campagne umbre o la nebbia al mattino presto, come fosse un portale magico che mi teletrasportava altrove. In un’epoca di osservazione passiva, vorrei che le persone riscoprissero le piccole cose che ci circondano e che le riconoscessero come parte della loro esistenza. Inoltre auspico al fatto che tramite questo lavoro le nuove generazioni possano riscoprire la bellezza di creare qualcosa dal niente, come un paesaggio su una tela, in quanto le nuove tecnologie, la frenesia del nostro mondo stanno allontanando i giovani dall’attività manuale.

Luigi non è solo un pittore. È uno scultore, un incisore, un fotografo ma soprattutto un ladro. Si, un ladruncolo perché, mi racconta, rubò 100 mila lire dal libretto di risparmio della zia per potersi comprare, a Perugia, la nuovissima Canon Pellix. I negativi delle prime foto scattate con questa fotocamera però, preso da un raptus, mi racconta, li ha gettati tutti via. -“Ma hai capito che danno ho fatto???”- mi dice arrabbiato con se stesso. Comunque non è stato l’unico episodio di spavalderia. Più avanti infatti frequenta l’Istituto d’Arte, indirizzo Scultura. Mi racconta che l’esame finale, dopo gli anni trascorsi all’Istituto, consisteva in otto ore al giorno di lavoro per 4 giorni in cui si doveva creare una scultura da un blocco di marmo vergine. Alla fine dell’esame Gigi ruba il martello che l’Istituto dava in dotazione agli allievi per tutta la durata dei corsi. E ancora conserva gelosamente quel cimelio che gli ha procurato tanti dolori alle mani. Ciò che ci fa male ci fortifica. E Gigi continua a rubare quando più avanti negli anni inizierà a dipingere: in questo caso, però, “ruba” la luce. Si impossessa di quella che più lo colpisce, a tal punto che la ritroviamo tangibile e vera nei paesaggi dei suoi quadri: in una veduta è narrata la luce del sole, in un’altra vediamo il tramonto e in un’altra ancora la percepiamo attraverso una fitta nebbia. Gigi non dipinge solo quadri ma nota una luce particolare e riporta su tela quella suggestione. Come lui stesso si definisce, è un “paesaggista, per fare le figure bisogna essere specializzati, ognuno deve fare ciò che sa fare meglio” e a lui piacciono i paesaggi. Il padre era un pittore molto bravo e questo lo ha sempre spinto a confrontarsi e a migliorarsi.  I lavori di Gigi infatti non si limitano ai paesaggi, che comunque compongono la maggior parte della sua produzione artistica. Frappi dialoga con l’arte contemporanea e con gli artisti che hanno prodotto opere negli ultimi Cinquanta anni. Ci sono infatti diversi omaggi come quello a Lucio Fontana, a Gino De Dominicis, a Andy Wharol.